MURALI interni
Le pareti hanno da dire
Le pareti hanno da dire
Dalla penna su carta alla finitura in digitale con Photoshop.
WET FLOOR (finestra)
L’opera si affida all’intuizione visiva, senza bisogno di mediazioni. Solo il corvo, appollaiato come sentinella, invita a uno sguardo in più: primo a volare via nel racconto del diluvio, è ora il primo a tornare. Cosa ha visto? Cosa ci porta? Presagio o testimone?
Stampa plotter di alta qualità su POL / PVC da Page Service e l'allestimento in loco.
In continuità con il progetto precedente, questo secondo intervento murale ha voluto approfondire il tema della crisi climatica, focalizzandosi sull’impatto che essa avrà sulle nuove generazioni. La committenza desiderava evidenziare il contrasto tra la fragilità del futuro che ci attende e l’immobilismo della generazione attualmente responsabile di agire. L’obiettivo era provocare una riflessione visiva forte, capace di scuotere lo spettatore e stimolare un senso di responsabilità urgente. Anche in questo caso, l’elaborazione è stata il frutto di un dialogo creativo intenso, culminato in una composizione pensata per integrarsi con l’ambiente e amplificarne il messaggio.
Il disegno si propone anche come un omaggio all’artista olandese M.C. Escher, rivisitando in chiave contemporanea una delle sue opere più iconiche, La cattedrale sommersa, per evocare visivamente la sensazione di un mondo sul punto di scomparire sotto il peso dell’inazione.
Stampa plotter di alta qualità su POL / PVC e l'allestimento in loco con Marco Mattei, di Page Service.
(2021)
(2020)
Ispirata al celebre e inquietante grafico delle climate stripes ideato dal climatologo Ed Hawkins, quest’opera nasce da un’idea dell’amministrazione Arpinge: trasformare il dato scientifico in un racconto visivo che parli alle generazioni.
Le linee di colore, che rappresentano l’innalzamento della temperatura globale dal 1850 al 2018, si fanno qui “codice a barre” impresso simbolicamente sulle spalle di tre persone – un anziano, un adulto e un bambino – ciascuna testimone di un’epoca e del suo grado di consapevolezza di fronte alla crisi climatica.
Dalla penna su carta...
...alla finitura in digitale con Photoshop,...
...fino alla stampa plotter di alta qualità su POL / PVC da Page Service e l'allestimento in loco.
(2020)
Durante l’emergenza sanitaria, l’amministrazione Arpinge sentì il bisogno che un evento di tale portata lasciasse un segno tangibile anche sulle pareti dell’ufficio. Quando mi fu affidato l’incarico, compresi subito che non si poteva raccontare il COVID-19 isolandolo da altre endemie globali che lo precedono e lo seguono: il surriscaldamento climatico (tema particolarmente caro all’azienda), i conflitti bellici, la crisi alimentare… Tutti tasselli di un medesimo circolo vizioso.
L’idea prese forma osservando la somiglianza tra il profilo stilizzato del virus e le mine navali. Tornò alla mente una fotografia che mi aveva sempre colpito: scattata nel 1949 da un autore sconosciuto, ritrae un bambino seduto su una mina inesplosa della Seconda Guerra Mondiale, mentre mangia un gelato su una spiaggia della Normandia.
Nella mia rivisitazione, il ragazzo siede su una mina-virus (il nostro mondo fragile e armato) e cerca di godersi un semplice cono. Ma la maschera che lo tiene in vita gli impedisce di assaporarlo. E così resta lì, immobile, a guardarlo sciogliersi tra le dita, come si sciolgono i ghiacciai sotto di lui.
Dalla penna su carta...
...alla finitura in digitale con Photoshop,...
...fino alla stampa plotter di alta qualità su POL / PVC da Page Service e l'allestimento in loco.
(2020)
Dalla penna su carta...
...alla finitura in digitale con Photoshop,...
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