Altri motivi
Dove l'attimo si fa racconto
Dove l'attimo si fa racconto
C'è un punto, tra il cielo e la vertigine, dove il lavoro umano sfida la gravità e il senso stesso del limite.
Nel 2017, alcune fotografie hanno catturato quell'istante: uomini sospesi a 1100 piedi dal suolo, in equilibrio su una lama d'acciaio, mentre la Wilshire Grand Tower prendeva forma nel cielo di Los Angeles.
Il mio committente voleva che quell'immagine diventasse pittura. Non una reinterpretazione, non un simbolo: una presenza esatta, che restituisse il brivido e l'assurda leggerezza di quei corpi in bilico.
Confesso che l’idea mi sembrava un esercizio sterile: copiare a mano una foto altrui non è esattamente la mia prospettiva di creazione. Ma proprio in quel limite ho sentito il richiamo della sfida: non avevo mai provato un’opera in chiave iperrealista, né lo cercavo.
Acrilico e pastelli idrosolubili su tela. 90 x 60 cm. 2017.
Commissionato da ARPINGE s.p.a.
La tela, oggi appesa al muro di un contesto non proprio consacrato alle Arti, passa inosservata, scambiata per ciò che non è. A meno che ci si fermi a guardare da molto vicino, nessuno si accorge che si tratta di un dipinto. Un po’ frustrante, forse… ma è forse anche la prova che la sfida è stata vinta.
(dettagli)
Opera a quattro mani e tre occhi.
Superfici che si sovrappongono.
Un volto, uno spazio, un varco.
La quiete apparente di una figura interrotta dal gesto pittorico, dall’innesto di un’altra memoria visiva, rubata a Rubens.
Quel che si vede è un pretesto. Quel che resta è l’attrito, lo scarto, il dubbio.
Fotografia, pittura, appropriazione, contaminazione. Nessuna appartenenza definitiva, solo un’immagine che si sottrae ad ogni tentativo di definirla.
Pastello su stampa fotografica. 2016
Appropriazione di un dipinto di Pieter Paul Rubens, fuso su uno scatto del fotografo romano Francesco Nicolò.
(dettaglio)
“ARPINGE, o la visione di F.M.”
Ritratto di una società di previdenza.
Talvolta un committente sa chiedere all’Arte ciò che di solito si pretende dalla finanza: concretezza e visione insieme. Mi sono stati affidati tre ingredienti semplici ma densi: un logo, un concetto, una missione. La sfida era trasformarli in un’immagine capace di parlare con il linguaggio delle Belle Arti, senza cedere ai meccanismi convenzionali della comunicazione d’impresa. Così è nato questo dipinto, sfida delicata di raccontare il senso della previdenza con lo sguardo lento e profondo delle Belle Arti. Sul tavolo, la quotidianità. Fuori, il cantiere di un domani che prende forma. E tra un vecchio e un bambino, il tempo che scorre, si tramanda, si costruisce.
Olio su tela, 100 x 80 cm
2015
Tecnica mista su tela
Terzo e ultimo pezzo di un trittico che, paradossalmente, non ha mai visto la luce completa. Il committente, grande appassionato di biliardo, sognava un omaggio pittorico a questo gioco, capace di raccontarne la storia, la complessità, ma anche la sua trasversalità sociale: dalle sale aristocratiche ai circoli popolari.
L’idea era di creare tre quadri ambientati in contesti molto diversi, uniti però dallo stesso tavolo da biliardo. In ciascuno, compariva in modo discreto lo stesso committente.
L’accostamento al celebre trittico di Hieronymus Bosch è nato quasi per gioco, ma l’idea di un racconto in tre atti — dal Paradiso al Giardino dei Piaceri, fino all’Inferno — era irresistibile. Gli artisti, si sa, hanno un debole per le rivisitazioni.
Curiosamente, il primo quadro che abbiamo definito nei dettagli è stato proprio l'ultimo della serie: l'Inferno. Su quello l'accordo è stato immediato, tanto che ho deciso di partire da lì. Gli altri due, invece, non hanno mai trovato una sintesi condivisa.
Così, questo quadro è rimasto a raccontare da solo la sua parte di storia, come un frammento superstite di un trittico mai nato.
Tecnica mista su tela
2013
(dettaglio)
(dettaglio)
China a pennino su cartoncino
Sconvolta da un’irruzione improvvisa, la prima reazione (istintiva quanto vana) è di coprire la sua nudità. Il torso di Maria cerca riparo, ma il suo volto (in qualche modo rassegnato all'imminente ignoto e con l'ardita curiosità che caratterizza alle figlie di Eva) guarda a quella presenza invisibile, avvolgente, misteriosa, terrificante per quanto incomprensibile.
Non ho voluto dire la solita Madonna trionfante e (tanto meno) certa di quel che sta accadendo, qui non si parla del solito Dio (o messaggero di Dio) scontato e rassicurante. Si parla di quel che nessuno ha mai visto, davanti al quale siamo tutti vulnerabili, nudi ...e che prima o poi ci possiede.
L'opera non ha la pretesa di offrire una lettura nuova, diversa, mai vista prima su una delle scene più rappresentate nella storia dell'Arte europeo. Infatti mi sono ispirato a "Ecce Ancilla Domini" di Dante Gabrel Rossetti, capolavoro che trovo iconico del grande artista preraffaellita.
China a pennino su cartoncino
2009